“Mi scusi, io sono lenta”, di Sabrina Migani

Qualche anno fa mi trovavo nell’atrio del mio ristorante e la meravigliosa nonna del mio compagno mi stava aspettando. Mi guardava mentre mi preparavo, ma siccome era inverno, avevo sciarpa, guanti, cappello e mantello da indossare.

Le dissi, timorosa che facesse fatica ad aspettarmi in piedi (aveva già passato gli 80 anni):

mi scusi, io sono lenta!”.

“Ci metti il tempo che ci vuole”, mi rispose lei con un sorriso pieno di saggezza.

Già. Le nonne la sanno lunga… intanto io mi tranquillizzai e per un momento… smisi di correre.

Spesso nella vita ho avuto la sensazione che io ci mettessi più tempo degli altri a fare le cose, e nonostante possa sembrare una cosa di poca importanza, per me ne aveva molta.

Immagina, per una bambina, essere più lenta può voler dire:

  • non correre veloce come gli altri ad educazione fisica e essere sempre tra gli ultimi
  • non nuotare veloce come gli altri
  • non essere scelta quando gli altri scelgono gli elementi della squadra
  • finire le verifiche tra gli ultimi anche se sei brava
  • metterci più tempo per prepararti e doverti alzare prima…

… e gli esempi potrebbero essere tanti altri. Ti assicuro che può creare ferite che restano nel tempo.

Tempo.

Da quando ero bambina portai con me la difficoltà a gestire il mio tempo. Durante la mia carriera, numerosi compiti mi richiesero grandi capacità ad organizzare le mie giornate per non restare seppellita dalle responsabilità, che applicai con successo, ma spesso con la sensazione di essere di corsa, con il fiato corto…

Negli anni imparai diverse tecniche  in questo campo e le cose migliorarono di molto ma l’impressione di essere lenta restava dentro di me.

Finché un giorno, durante una lezione di “morfopsicologia” (un modulo facente parte della mia formazione di counselling), tutto d’un tratto scattò qualcosa di molto importante dentro di me e posai uno sguardo diverso su me stessa.

La morfopsicologia è una disciplina che studia le caratteristiche psicologiche di una persona basandosi sulla complessità delle forme del suo viso (principalmente), i cambiamenti che il viso ha durante le fasi della vita e in seguito alle esperienze che la persona vive.

La mia tipologia prevede che io abbia un carattere molto tenace e grande resilienza, che io possa portare avanti un’attività con ritmo lento ma per diverse ore, “stancandomi” poco alla volta.

In parole semplici, si tratta di spendere l’energia a mia disposizione non “tutta insieme” ma “a piccole gocce”.

Imparare questa informazione su di me fu come ricevere “il permesso di essere diversa dagli altri”.  

Il giorno in cui la nonnina Carla mi disse quella sua famosa frase, ero ancora lontana da questa consapevolezza.

Ora invece dico a voce alta “ci metto il tempo che ci vuole”! 

È una lezione che insegno a tutti coloro che ho la fortuna di accompagnare nei loro percorsi:  “rispetta e ama la tua preziosa eccezionalità perché è la risorsa che ti rende meraviglioso e unico!”

 

Sabrina Migani

 

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