Work-Life Balance: come raggiungerla veramente

Cari amici lettori del Blog di DREAMagent,

forse stimolato dalla notizia che regolarmente ogni anno ci viene servita dopo le vacanze estive, dell’aumento tariffale delle casse malati, voglio occuparmi brevemente del tema Work-Life Balance. Accompagnatemi dunque lungo questa riflessione.

Negli ultimi anni mi sono recato spesso a delle conferenze, a dei simposi o workshop che avevano quale tema l’ormai famosissimo „burn-out“, che è sulla bocca di tutti, e il work-life balance. A mio modesto modo di vedere le cose, avevo spesso l’impressione che quello di cui si discuteva con un mare di parole, era di ridurre un sintomo, magari emarginarlo da qualche parte o rinchiuderlo provvisoriamente in un angolo recondito della nostra esistenza, per poi proseguire imperterriti sulla nostra strada come prima. L’importante era funzionare, produrre, parlando solo marginalmente delle vere cause e senza andare alla ricerca del nocciolo che aveva creato tale problema. Spiegandolo con una metafora, sarebbe come se portassimo la nostra auto accidentata dal carrozziere, riparandone la carrozzeria, senza mettere in dubbio il nostro modo di guidare e senza controllare che il motore funzioni bene!

Il caso vuole – anche se io credo di più alla vita che ci offre delle opportunità per maturare e capire le cose – che una clinica specializzata alla cura di manager di alto calibro colpiti da questa famigerata sindrome del „burn out“, mi contattasse per delle consultazioni mirate per i loro degenti.

Parlo di dirigenti aziendali che potevano permettersi la cura in una meravigliosa clinica privata con poche camere, vista imprendibile sul lago di Zugo, un parco mozzafiato, cuochi 5 stelle…tanto per capirci. Giungendo sul posto la prima volta rimasi impressionato dal posto fantastico, ma la capo clinica, molto empaticamente, mi informò che quello che mi aspettava in camera sarebbe stato ben diverso.

Incontrai il vero „burn out“. Certo utilizzando una parola inglese sembra quasi una diagnosi che renda il nostro curriculum vitae ancora più apprezzabile, ma in realtà si tratta di depressione.

Tutto dipende in quale stadio ci troviamo. I degenti di detta clinica avevano trascurato troppo a lungo i loro sintomi… come citato sopra, si erano recati più volte in carrozzeria per “rattoppare” i primi danni ma avevano dimenticato di dare uno sguardo anche al motore, fino ad arrivare all’esaurimento totale.

Vi potete immaginare un persona, che fino a ieri era responsabile di aziende con un elevato numero di collaboratori, non avere più la forza di uscire dal letto? Questo era quello che mi si è presentato.

Alcune volte, prima di giungere al traguardo, cioè che queste persone di grande successo uscissero semplicemente e in modo autonomo dal letto, trascorrevano tre settimane. Poi, lentamente, si procedeva alla riabilitazione.

Oltre a psicologi e psichiatri specializzatisi su questa diagnosi, venivano utilizzati metodi alternativi quali il training mentale e la meditazione – per questo fui invitato a partecipare nella terapia – ma anche lo yoga, la scrittura, la danza, ecc.

Il decorso della guarigione durava dai sei ai dodici mesi. Fui molto colpito che fra i degenti vi fossero anche dei bambini.

Più tardi, la clinica trasferì la sua sede fra le montagne del Vallese per avere ancora più tranquillità e a malincuore decisi di rinunciare al mandato: da una parte per la distanza e perché avevo capito come è importante dire di no a situazioni che ci porterebbero a stress negativo (in questo caso la lunga trasferta da Zurigo fino in Vallese).

Ma avevo imparato tantissimo e ve ne faccio partecipi: anzitutto, già nel passato esisteva il „burn out“, ma che, appunto, veniva chiamato depressione.

La differenza principale era che essa colpiva soprattutto individui in età molto avanzata, mentre oggi sempre più persone attive risentono prima o poi di sintomi del „burn out“; purtroppo non solo giovani adulti ma anche bambini, in quanto imponiamo a noi stessi e a loro una vita molto frenetica e stressante.

La nostra agenda è colma di appuntamenti ed attività. Questo stress „avvelena“ l’ippocampo (una parte del nostro cervello dove è situata la nostra memoria e concentrazione) con degli agenti biochimici fra i quali adrenalina e cortisone, riducendo la nostra capacità di focalizzarci su quello che desideriamo, chi vogliamo diventare, e i traguardi da raggiungere. È come se non riuscissimo più a prendere le decisioni giuste per avere una vita serena.

A questo punto ci sentiamo ansiosi, tristi e stanchi e perdiamo di vista la nostra personalità. I ritmi di lavoro e la tecnologia moderna sono le cause principali: il nostro cervello non riesce più a smaltire le informazioni e gli stimoli che costantemente riceviamo. Come uscire dunque da questo circolo vizioso?

Le mie osservazioni alla clinica di cui scrivevo sopra, un’interessante ricerca di Paul Koeck, MD business coach, ma soprattutto le storie personali dei manager degenti, sono fonte di ispirazione e motivazione, che vi rivelo:

  1. Prendere la decisione di cambiare la propria vita ORA e fare qualcosa affinché avvenga il cambiamento

  2. Lavorare giornalmente al cambiamento di abitudini coltivando quelle che ci rendono felici

  3. Trovare ritagli giornalieri per la riflessione personale: chi voglio diventare nella mia vita privata e professionale? Cosa voglio raggiungere? Quale tipo di vita voglio vivere?

  4. Scoprire tutto quello che funziona: le mie qualità, i miei talenti, ecc

  5. Praticare una forma di meditazione che aiuti a raggiungere la serenità. Meditazione che può essere quella tradizionale, ma anche cucinare, fare giardinaggio, lunghe passeggiate nel bosco… (tutto ciò lasciando a casa e ben spento l’iPhone!)

Praticando questi semplici metodi diamo la possibilità al nostro cervello di rilassarsi e di inviarci le soluzioni a cui aspiriamo. Vi confido anche che ognuno dei pazienti che ho avuto l’onore e la fortuna di accompagnare per un tratto di vita e che ha utilizzato questi ed altri metodi per risollevarsi e uscire da quel tunnel temporaneo, ha rivoluzionato la sua vita per ritrovare la felicità!

Fortunatamente siamo noi responsabili della nostra salute. Dobbiamo solamente molto obiettivamente valutare il nostro modo di vivere per ogni pilastro che ci sostiene: quello dell’alimentazione, del lavoro, della famiglia e del tempo libero. A noi trovare quell’equilibrio che porta al benessere!

Mi auguro che questo testo vi inciti ad analizzare il vostro stile di vita porgendo l’accento su dove e cosa è ora necessario cambiare o migliorare. Vi ringrazio di avermi seguito lungo la lettura. Noi del Team di DREAMagent, se desiderato, siamo pronti ad accompagnarvi per quel tratto di strada necessaria!

(*) Biografia dell’autore:

Dopo aver lavorato per diversi anni nel settore delle risorse umane come responsabile del personale, mi sono appassionato a tutto quello che ha a che fare con le potenzialità di crescita del singolo (e di conseguenza delle aziende). Nel corso della mia formazione mi sono interessato a diversi strumenti: scientifici, psicologici e spirituali, che ci possono essere d’aiuto nel nostro cammino verso la trasformazione desiderata. Durante la mia preparazione al coaching ho ad esempio sperimentato tecniche come il training mentale, la psicologia moderna e la PNL – Programmazione Neuro Linguistica. Alla fine del mio percorso il mio interesse si è concentrato su metodi meno razionali ma ricchi di potenzialità ancora troppo poco studiate: il Narrative Coaching, lo Storytelling, la meditazione e la psicologia dei tarocchi. Il mio ruolo di Coach consiste nel riuscire ad accedere a queste risorse individuali inespresse utilizzando – tra quelli esposti qui sopra – i metodi che siano i più adatti al cambiamento di ognuno. Sono convinto che attraverso questi metodi possiamo stabilire una solida base per costruire un futuro personale e collettivo più sereno sia dentro che fuori di noi.

www.peoplecare.ch

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