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“Ho realizzato il mio sogno” – Intervista ad Alessandro Manfré

“Tutti i nostri sogni possono diventare realtà se abbiamo il coraggio di perseguirli”, Walt Disney

DREAMagent è nata dalla convinzione che sono i sogni a far vibrare l’essere umano e che la loro realizzazione apporta felicità non solo a colui che lo vive ma come per un magico procedimento anche a coloro che lo circondano, sia nella vita privata che in quella professionale. Con una serie di interviste a delle persone che hanno saputo realizzare un sogno particolarmente significativo per loro, voglio portarti un concreto esempio del fatto che trasformare il proprio sogno in obiettivo chiaro e raggiungibile è fattibile, e porta enormi soddisfazioni.

Intervista a Alessandro Manfré, gerente della Locanda Orelli a Bedretto

Alessandro Manfré e la moglie Michela, dal 2015, sono gerenti della Locanda Orelli a Bedretto (Ticino, Svizzera), storica locanda colma di charme, che oggi ospita un ristorante e un B&B.

Alessandro, ci puoi spiegare in cosa consiste il tuo lavoro?

Consiste nella gestione totale della Locanda: del ristorante con annesso B&B.

Mia moglie si occupa dell’amministrazione, perché 24 ore non sarebbero abbastanza per fare tutto … e in più lei è molto più brava di me!

Per quanto riguarda la pubblicità, funziona molto il passaparola, grazie al cliente soddisfatto. Questo è secondo me il veicolo pubblicitario più forte e più importante, più vero e più diretto.

Ogni giorno sono proiettato al domani. Cambiamo la carta una volta al mese e lavoriamo con prodotti freschi. Nel mese corrente creo sempre i nuovi piatti: ci sono le ricerche, la preparazione, le prove, i cambiamenti, nuovamente le prove…

E chi assaggia? (ridiamo)

Giuseppe, il nostro collaboratore, mia moglie, io o qualche amico che viene a trovarmi al quale chiedo consiglio. Questo dà degli stimoli a me e ai collaboratori: si vedono cose nuove e il lavoro è sempre interessante. Lo stimolo più grande, però, è per il cliente che, incuriosito, mi chiede: “ma il mese prossimo, cosa fai?” Ma a me piace lasciare il desiderio di tornare ad assaggiare nuovamente la mia cucina.

Questo gioco, perché per me è un gioco, di continuare a cambiare la carta, è una prova di equilibrio: non bisogna fare cose che non potresti mai mettere in pratica. È necessario pensare alla gestione del servizio nel suo insieme, a quel lasso di tempo in cui tutto deve filare liscio perché il cliente non deve avvertire nessun difetto. Devo creare qualcosa a mia dimensione, perché in cucina sono da solo.

Che cosa rappresenta per te “sognare” nella vita?

Sognare è vivere. Vivere il quotidiano in un sogno non è essere arrivati, perché essere arrivati vuole dire smettere di sognare, smettere di vivere. Significa avere lo sguardo rivolto verso il futuro e cercare di far crescere la propria persona.

Poi ci sono dei sogni nel cassetto, ci sono cose che si potranno sviluppare, e cose invece che resteranno dei sogni.

E tu hai realizzato il tuo sogno?

Sì, sono felice di quello che sono riuscito a mettere in piedi ma soprattutto di quello che riesco a gestire nel quotidiano. Il mio primo sogno, nato da lontano, è stato avere un piccolo locale dove i prodotti sono freschi, dove faccio tutto io. Ho una pecca, volevo anche fare il pane, ma purtroppo il giorno non è abbastanza lungo…

È un sogno che resta da realizzare…

Eh sì. Il secondo sogno, era riuscire a fare una famiglia. Ce la sto facendo! (ride) Ho due bimbi, uno di quattro anni, uno di otto mesi: è una bella sfida, un bel sogno che si sta realizzando e che durerà una vita intera…

A causa del mio lavoro devo riuscire a gestire la qualità del tempo che dedico ai miei figli e non la quantità perché purtroppo un lato negativo del mio lavoro è che la vita sociale e famigliare vengono dopo… dopo… dopo! Questa è stata la mia scelta e mia moglie la condivide con me.

Come sei arrivato fin qui? Mi vuoi raccontare la tua esperienza?

Ho fatto il mio apprendistato di cucina in un albergo a Faido che ora non c’è più (l’Hôtel Milano di Faido). Sono poi andato due anni a Losanna e lavorato in grandi alberghi con grandi brigate… chef tournant, demi-chef… mi fa sorridere tutto ciò perché adesso in cucina sono da solo, ma quelle esperienze mi hanno aiutato a crescere. Ho lavorato in diverse partite e anche in pasticceria che forse è il tallone d’Achille di tanti cuochi. È anche il mio, purtroppo, perché non ho tempo di fare quello che vorrei…

Dopo diverse esperienze ho cominciato a gestire la mia prima cucina, fino al 2005 quando ho iniziato al Ristorante all’Acqua… dove ho conosciuto la mia gerente, che adesso è mia moglie (ride). Quel primo anno ho avuto la chance di lavorare durante la stagione invernale al ristorante Stazione di Lavorgo, con Ermanno Crosetti, una gran bella persona, un gran cuoco!

Nel 2007 è nata l’unione con mia moglie e insieme abbiamo gestito il Ristorante all’Acqua fino al 2014: eravamo legati ad una clientela di passaggio, ad una stagionalità, ad un 7 giorni su 7 estivo, che col tempo ha cominciato a pesare un po’, anche con l’arrivo del nostro primo figlio. Così abbiamo deciso di lasciare il Ristorante all’Acqua.

C’è quindi stata la svolta: Luigi Zanini voleva restaurare la storica Locanda a Bedretto e ci ha chiesto se fossimo stati interessati a occuparci della gestione. Ecco che il sogno si è realizzato!

È stato bello essere riconosciuti nel lavoro che avevamo fatto e finalmente il sogno è arrivato!

Secondo te, quali sono le tue migliori qualità che ti hanno permesso di realizzare questo importante progetto?

Bisogna perseverare, bisogna sacrificarsi molto. Ma… non mi piace mostrarmi…

Ma se dovessi dare dei consigli ad una persona che ha un sogno che vuole trasformare in un suo progetto imprenditoriale?

Credere in sé stesso. Bisogna avere obiettivi concreti, avere lungimiranza e soprattutto non fantasticare. Bisogna chiedersi: il potenziale qual è? Io cosa posso offrire? Io cosa devo ricevere da tutto ciò? Bisogna riuscire a cercare l’equilibrio ancora prima di partire. Sapere che ci saranno dei periodi più bassi, dove tutto non funziona al meglio e sapere come si farà a gestire il momento di flessione. Bisogna essere consapevoli di quello che si andrà a fare nella sua totalità.

Sicuramente, durante questi 2 anni ci saranno state delle fasi difficili. Ti ricordi di un momento particolare che vorresti raccontarci?

Quando ho iniziato qui alla Locanda, c’era la novità, era stata fatta molta pubblicità, la Locanda aveva già un nome, perché frequentata da personaggi importanti ticinesi. Ho quindi lavorato moltissimo, ma non avevo fatto i conti con me stesso: pensavo di essere un “super-uomo” e alla fine della stagione estiva, ho avuto quasi un crollo. Da lì ho capito quali sono i miei limiti e che non avevo tenuto conto anticipatamente della situazione particolare.

L’importante è quindi ascoltarci, conoscerci.

Sì e rendersi conto che i “super-uomini” non esistono. Esistono gli uomini volonterosi, ma non i super-eroi (ride).

Oltre alla Locanda mi hai raccontato di avere un passatempo molto “dolce”. Mi vuoi raccontare?

Sì, un passatempo che mi porto dietro da anni. La Spampezia, il dolce tipico leventinese. Sono due fogli di pastafrolla ripieni di noci, burro, grappa e zucchero. Una bomba calorica! (sorride)

Però è molto delicata e gustosa!

Dal 2007, ho iniziato uno shop online, su Spampezia.ch. Invio per posta in tutta la Svizzera, ho dei piccoli punti vendita e una cerchia di privati che per Natale comperano la Spampezia da regalare al posto del panettone. È un dolce adatto ad accompagnare il tè o il caffè, da degustare a pezzettini.

Mi hai parlato del fatto che il tuo lavoro ti apporta libertà. Mi puoi spiegare che cosa significa per te?

Libertà di fare ciò che voglio, ciò che mi piace, che mi dà tanta soddisfazione. Libero nel senso che lo stipendio più grande lo ricevo ogni mattina quando esco dal letto e so che sono libero di fare quello che voglio. La libertà di decidere su tutta la linea, della mia vita privata e del ristorante.

Questa sensazione di libertà è un sinonimo di successo!

Quello che mi porta più soddisfazione è il sorriso del cliente: che andandosene ringrazia a più riprese, che ti dice “sono stato molto bene, l’ambiente è bellissimo, siamo stati serviti molto bene, ritorneremo”. Questo è il pieno di energia che io ottengo e che mi permette di avere questo senso di libertà.

C’è ancora un sogno che ti piacerebbe particolarmente realizzare?

Certo, vivere vuol dire sognare. Però per il momento preferisco tenerlo per me (sorride).

Alessandro, ti ringrazio moltissimo per il tempo che hai dedicato a me e hai lettori del blog e naturalmente anche di questo meraviglioso pranzo e delizioso momento passato qui da voi.

Grazie di essere salita fin qua!

Seguite Alessandro Manfrè su: www.locandaorelli.ch e www.spampezia.ch

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